''No'' a ''nuove cave di torba'', le associazioni altoatesine: "Oltre 15mila tonnellate di emissioni di CO2 all'anno per ettaro e una minaccia per la biodiversità"
Un'alleanza di associazioni ambientaliste, attivisti per il clima e scienziati si oppone con forza alla designazione di un nuovo pozzo di estrazione della torba a Laives che, in primis, "violerebbe gli obiettivi del "Piano clima 2040" della Provincia di Bolzano"

BOLZANO. Un'alleanza di associazioni ambientaliste, attivisti per il clima e scienziati si oppone alla designazione di un nuovo pozzo di estrazione della torba in Alto Adige. Il 14 dicembre 2022 era stato infatti pubblicato sul sito web dell'Agenzia provinciale per la protezione del clima e dell'ambiente lo studio ambientale preliminare sull'estrazione della torba relativo alla zona di Laives.
In particolare, il progetto presentato dalla società Nord Torf GmbH prevede l'estrazione di 22.342 metri cubi di torba entro 5 anni, sebbene il "Piano clima 2040" della Provincia imponga un severo divieto di estrazione della torba, dannosa per il clima. "Il presidente della Giunta Kompatscher deve ora inviare un segnale chiaro e attuare coerentemente il "Piano" - sostengono associazioni, scienziati ed attivisti -. Questo progetto mostrerà quanto credibilmente il governo provinciale e le autorità coinvolte nel processo di approvazione perseguano effettivamente gli obiettivi di sostenibilità e della tutela del clima", rimarcano.
L'associazione "Biologi e biologhe sudtirolesi", il Wwf Trentino Odv, gli attivisti di Wwf Alto Adige/Südtirol, gli "Scienziati per il futuro Alto Adige", l’"Arbeitsgemeinschaft für Vogelkunde Avk", "Herpeton", i "Fridays for future South Tyrol" e "Climate action South Tyrol" si oppongono, per l'appunto, al progetto relativo al nuovo pozzo di Laives per diversi motivi.
Si parte dal fatto che "l'estrazione della torba è incompatibile con gli obiettivi climatici della Provincia di Bolzano (tra i quali anche quello di non prorogare le concessioni per l'estrazione di torba ndr). In questo contesto - proseguono - la proroga della concessione per l'estrazione della torba a Salorno, avvenuta lo scorso anno, era già una chiara contraddizione con il "Piano clima" e non era giustificata da alcuna ragione tecnica. Come dimostrato da un recente studio dell'Eurac e dell'Università di Innsbruck, i depositi di torba in pianura sono importanti serbatoi di carbonio, di enorme importanza per l'Alto Adige in tempi di massicci cambiamenti climatici".
In quello stesso studio, si giunge poi alle seguenti conclusioni: "Dalla prima autorizzazione all'estrazione della torba nel 1979, sono stati estratti circa 2 milioni di metri cubi di materiale torboso da un'area di 40-45 ettari, il che corrisponde ad emissioni di circa 400mila tonnellate equivalenti di CO2. Le concessioni attualmente attive di scavi di torba in pianura consentono un'estrazione fino a 1,5 milioni di metri cubi, che porterebbero a ulteriori emissioni di circa 300mila tonnellate equivalenti di CO2 - si legge ancora -. Se gli strati di torba vengono estratti, non solo la loro capacità di sequestrare grandi quantità di carbonio viene annullata, ma anche grandi quantità di metano dannoso per il clima fuoriescono nell'atmosfera a seguito dello scavo. Si stima che l'estrazione della torba emetta 15.906 tonnellate equivalenti di CO2 all'anno per ettaro".
Fra le motivazioni che spingono associazioni e scienziati del territorio a dire 'no' a un nuovo pozzo di estrazione della torba, vi è anche il fatto che questo processo "ostacola la rinaturalizzazione degli habitat (che è un obbligo di legge) delle zone umide. Le aree acquatiche create da cave abbandonate possono avere un'importanza strategica per le specie di anfibi e di uccelli. Tuttavia, poiché queste aree sono soggette a cambiamenti a causa delle attività economiche, non costituiscono un habitat sicuro per questi animali".
"Gli strati di torba nel sottosuolo forniscono un dinamismo idrologico indispensabile per la biodiversità - concludono i firmatari di una missiva indirizzata "alla Giunta Provinciale di Bolzano e a tutti gli enti coinvolti nel processo decisionale" - e sono una componente integrante di un ecosistema forestale ripariale sano ma anche di altri habitat come stagni, pozze, bracci fluviali morti e zone umide".
Per tali motivazioni, gli attivisti, scienziati e referenti delle associazioni ambientaliste chiedono di "rispettare il Piano Clima e non violarne gli obiettivi, non approvare ulteriori concessioni per l'estrazione della torba nella Provincia di Bolzano, di aggiornare il catasto delle torbiere e delle zone umide in Alto Adige e registrare nuovamente tutte le torbiere e le zone umide esistenti, proteggendole in modo più efficace, nonché di ripristinare le aree degradate (come le ex cave di torba ndr) ed espandere e creare nuove aree fluviali alluvionali".













